Quando “lei” si prende troppe confidenze

Essendo in cerca di lavoro, rispondo agli annunci e poi spero di essere contattata.
Ovviamente cerco di selezionare gli annunci in base a quello che l’endometriosi mi permette di fare (oltre a preferire quelli che rispondono ai miei studi/aspirazioni/ambizioni, ecc..) quindi cerco di evitare accuratamente tutti i lavori che mi porterebbero a stare in piedi per troppo tempo (ma di questo parlerò in un altro intervento).

Non credo molto nei siti “trova-lavoro” tipo infojobs, perché spesso le ricerche rimangono a metà e non si sa mai se l’azienda conclude il percorso di selezione o meno (ho candidature ancora aperte fin dallo scorso anno!).
Ebbene, finalmente capita che proprio dal suddetto sito mi chiamino perché selezionata per il colloquio. Il lavoro non è propriamente quello che vorrei fare, riguarda un ruolo commerciale, per il quale non ritengo di essere molto portata, si tratterebbe di “vendere” l’azienda cercando clienti, ma sarebbe in un ufficio, al caldo, seduta. Perciò sono comunque contenta.

La mattina dopo è quella del colloquio e coincide col secondo giorno di ciclo. Di solito cerco di non prendere mai appuntamenti o cose da fare in quei due giorni perché li passo tra letto e divano a causa dei dolori.
Esattamente un’ora prima del colloquio inizia un dolore alla pancia allucinante. Nel giro di pochi istanti mi trovo piegata in due dai dolori, con le lacrime agli occhi, incapace di stare seduta. Addirittura mi ritrovo a non riuscire a tenere un piede ben poggiato a terra perchè mi rimbalzava il dolore dentro la pancia. Provo a prendere qualcosa, buscofen act, gocce di calendula… niente, riesco solo a stare piegata in due e piangere.
Passa mezzora e la situazione non cambia. Capisco che ormai non c’è speranza. Cerco di calmarmi, prendo in mano il telefono e chiamo, sperando che la donna dall’altra parte capisca (è una donna, cavolo, non le posso raccontare i fatti miei, ma se le dico che ho mal di pancia per il ciclo capirà… no?).
Ebbene no. Non solo la donna con cui dovevo fare il colloquio la ritiene una scusa (non me lo dice apertamente, ma lo capisco) ma si scoccia pure. E non mi darà più nessuna alternativa. Ho perso quel colloquio per sempre.

Da là comincio a pensare seriamente che se trovo un lavoro devo chiedere ogni mese due giorni di malattia, viste le condizioni in cui mi trovo ogni ciclo, quindi inizio a pensare che alla visita che avrei avuto qualche giorno dopo avrei dovuto chiedere una specie di certificato che riconosca la mia condizione.
Speravo… speravo… quando ho chiesto al dottore che mi facesse un certificato che attestasse che ho bisogno di due giorni di malattia, in modo da poterlo presentare a lavoro, mi ha risposto che non ne aveva mai fatti. Cosa mi aspettavo, visto che l’endometriosi non è riconosciuta come malattia invalidante? La risposta che mi sono sentita dare è stata che l’unico modo per cercare di fare una vita normale è eliminare il ciclo. Mi è stato assicurato che non comporterà altri effetti che andranno a sommarsi ai precedenti. Ma è l’unico modo, perché ad oggi ancora NON ESISTE una soluzione diversa.

Tutto questo è ancora difficile da spiegare alle altre donne. Anzi, per le altre donne è difficile da comprendere….

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